Nel Lotto la cabala non è un libro: è un’abitudine. È il gesto di chi, davanti a una data, a un nome o a un fatto del giorno, vede dei numeri. Questa pagina racconta da dove viene quell’abitudine, che cosa la distingue dalla smorfia e che cosa può fare davvero: scegliere i numeri, non indovinarli.
Cabala e smorfia: due cose diverse
La parola viene dall’ebraico qabbalah, «ricezione, tradizione», e in origine indica le dottrine mistiche dell’ebraismo. Per estensione, dicono i dizionari, è l’arte che presume di indovinare il futuro per mezzo di numeri, lettere e sogni; e la cabala del Lotto è l’insieme delle operazioni con cui si pretende di indovinare i numeri che usciranno, insieme ai libri che li suggeriscono. Chi la pratica si chiama cabalista.
La smorfia è un’altra cosa: un dizionario. A ogni parola, persona, oggetto o situazione fa corrispondere uno dei novanta numeri, e il suo uso primo è tradurre i sogni. Il nome, secondo la spiegazione più accreditata, viene da Morfeo, il dio dei sogni; è nata come tradizione orale, e le sue edizioni figurate, con il disegno accanto al numero, servivano a chi non sapeva leggere. La differenza sta qui. La smorfia è il vocabolario, la cabala è la pratica: con il vocabolario si traduce un sogno, con la pratica si traducono i fatti della vita, una data, un’età, un nome, un incidente per strada, e dal vocabolario si prende, quando serve, la parola giusta.
Una tradizione napoletana, e non solo
Il Lotto nasce a Genova nel Cinquecento, dalle scommesse sui cinque nomi estratti a sorte ogni sei mesi per rinnovare i Serenissimi Collegi, il governo della Repubblica: i nomi stavano in un’urna detta seminario, e da lì venne il nome di gioco del seminario. Nei due secoli seguenti il lotto all’uso di Genova si diffuse negli Stati italiani, che lo presero in monopolio, e con il gioco viaggiò la cabala. Fra Sette e Ottocento il suo veicolo furono gli almanacchi, i libretti popolari con il calendario e le previsioni, e il modello di tutti era l’Almanacco perpetuo di Rutilio Benincasa, astrologo calabrese, stampato a Napoli nel 1593: i giocatori del Lotto lo cercarono per secoli convinti che contenesse i misteri della cabala, e ancora oggi escono, sotto il suo nome, smorfie e cabale che promettono il metodo per vincere. Fra gli almanacchi popolari che si stampano ancora c’è il Barbanera di Foligno, nato nel Settecento.
A Napoli la cabala trovò la sua capitale. Nel 1884 Matilde Serao, in Il ventre di Napoli, dedica al Lotto due capitoli. Racconta che chi non sa leggere conosce a memoria la smorfia, «la Chiave dei sogni», e la applica a qualunque sogno e a qualunque cosa della vita reale: un morto, il 47; se parlava, il 48; se piangeva, il 65. Racconta i giornali cabalistici settimanali e i pensionati che «fanno la cabala». E racconta l’assistito, la persona che si crede assistita dagli spiriti e capace di dare i numeri, e che vive di chi la venera: il vocabolario registra ancora la parola, nel senso napoletano, per chi è ritenuto capace di indovinare i numeri del Lotto grazie a un potere occulto. Non solo Napoli, però: la smorfia è di casa in tutta l’Italia centro-meridionale, e le sue tavole cambiano da un’edizione all’altra e da una città all’altra.
Come la tradizione trae i numeri
Le usanze sono poche e vecchie, e si somigliano tutte: prendono un pezzo di vita e lo leggono come numero. La data di nascita, prima di tutto: il giorno del mese, il mese, e gli anni compiuti finché stanno sotto il novanta. Chi è nato a Natale porta con sé il 25, che nella smorfia è Natale; chi compie trentatré anni ha, per quell’anno, gli anni di Cristo, il 33. Il nome si cerca nella smorfia come una parola nel dizionario: Antonio trova il 13 di Sant’Antonio, Anna il 26 di Sant’Anna; per gli altri nomi la tradizione passa dal santo del giorno, o dal posto che la tavola dà alla persona, la mamma al 52, la sposa al 63, la vecchia all’89.
Poi c’è il fatto del giorno, che la tradizione legge subito. Serao lo descrive nel 1884: cade una pentola, un bambino si ammala, scappa un cavallo, e sono numeri. La tavola dà il 17 alla disgrazia, il 18 al sangue, il 41 al coltello, il 90 alla paura, il 46 ai soldi, il 22 al pazzo: una lite, uno spavento, un colpo di fortuna diventano una terzina. Infine la ruota. Ogni città del Lotto ha la sua, e la tradizione vuole che i numeri di casa si cerchino sulla ruota di casa, Napoli per i napoletani, Bari per i baresi, e per chi vive lontano dalle undici città la ruota più vicina o quella della propria regione. È un’usanza, non una regola: la ruota conta solo per il premio, come spiega la guida alle ruote.
Ogni numero nominato qui porta alla sua scheda, e lì è un numero come gli altri: ha il suo ritardo e il suo record su ogni ruota, e nessuna voce della tradizione glieli cambia.
I sogni e le novanta voci
Il sogno è la porta più antica. La tradizione non lo interpreta, lo traduce: una parola per volta, con la smorfia sotto mano e con le sue regole, compresa quella dei contrari, per cui certi sogni annunciano il proprio rovescio. Il passaggio dal sogno al numero ha una pagina sua, Dal sogno ai numeri, e le novanta voci della smorfia napoletana stanno una per pagina, con il significato e il ponte alla scheda del numero.
Scegliere, non indovinare
La cabala è un modo di scegliere i numeri quando bisogna sceglierne alcuni, non un modo di indovinarli. Ogni estrazione è indipendente da quelle prima, e ogni combinazione ha la stessa probabilità di ogni altra: il 47 del morto e il 90 della paura escono con la frequenza di tutti gli altri numeri, e le loro schede lo mostrano. La tradizione dà ai numeri un senso, e questo basta a chi la ama: una data, un nome, un sogno rendono una scelta personale, non più probabile. I conti stanno nella guida alla probabilità. Il Lotto resta un gioco d’azzardo: vale la moderazione, e solo con somme che ci si può permettere di perdere; nessuna cabala aumenta la probabilità di vincita.
Vedi anche: la smorfia napoletana · Dal sogno ai numeri · le schede dei 90 numeri · la probabilità al Lotto
Fonti
Ogni fatto storico e ogni nome di questa pagina hanno due fonti indipendenti; con una fonte sola non si scrive. Le parole: Treccani, «cabala» · Hoepli, «cabala» · Treccani, «cabalista» · Treccani, «smorfia» · Wikipedia, «La smorfia». Il gioco e gli almanacchi: Treccani, «Lotto» · Wikipedia, «Lotto» · Treccani, Dizionario Biografico, «Benincasa, Rutilio» · Wikipedia, «Rutilio Benincasa» · Treccani, «Barbanera» · Wikipedia, «Barbanera (almanacco)». Napoli: Matilde Serao, «Il ventre di Napoli» (1884), il capitolo «Ancora il lotto» su Wikisource · il capitolo «Il lotto» · Wikipedia, «Il ventre di Napoli» · Treccani, «Serao, Matilde» · Treccani, «assistito».
Il gioco può causare dipendenza patologica. È vietato ai minori di 18 anni. Gioca con moderazione e solo somme che puoi permetterti di perdere. Nessuna statistica, nessun metodo e nessun sistema può aumentare la probabilità di vincita al Lotto.
Per informazioni e sostegno: numero verde 800 558 822.