Il 3 nella smorfia: la gatta

3

‘A gatta

la gatta

Il 3 è ‘a gatta. Non un gatto qualsiasi: la gatta di casa, quella che nei bassi napoletani dormiva accanto al braciere d’inverno e spariva sui tetti per giorni, salvo ricomparire all’ora della cena. Nei vicoli era una presenza fissa quanto le voci del mercato, e la smorfia (che dei vicoli è il dizionario) le ha riservato uno dei primissimi numeri.

Perché proprio il 3

Nessuna fonte spiega con certezza perché al felino sia toccato il 3: le voci della tavola si sono fissate per uso, non per decreto. Quel che si può dire è che la voce è fra le più stabili di tutte (compare identica nelle tavole a stampa che circolano a Napoli dall’Ottocento) e che l’animale se lo è meritato. Ambiguo per eccellenza, affettuoso e imprevedibile insieme, la gatta è una di quelle figure che la tradizione considera «da giocare» ogni volta che si fanno notare, in sogno o per strada.

Le varianti

La voce canonica del felino resta il 3, ma l’uso conosce distinzioni. La più diffusa riguarda il gatto nero: per molti giocatori l’incontro sposta il pensiero sulla disgrazia, che fa 17, non perché il gatto cambi numero, ma perché nel sogno conta il sentimento più che l’animale. La tavola milanese di Capacelli (1881) dà al graffio il 24 e al miagolio l’8: usi di un’altra tradizione, e la tavola classica dei novanta non li distingue.

La gatta nella lingua

Poche voci della smorfia vivono altrettanto nella lingua di ogni giorno. «‘A gatta ca nun po’ arrivà ô llardo dice ca fete» (la gatta che non arriva al lardo dice che puzza) è il proverbio napoletano per chi disprezza ciò che non può avere. «Quando la gatta non c’è, i topi ballano» vale in tutta Italia, e nella tavola ha entrambi i protagonisti: la gatta al 3, ‘e surice all’11. E l’italiano «qui gatta ci cova» dice la stessa cosa che la smorfia sa da sempre: dove c’è una gatta, c’è qualcosa sotto.

Che cosa sognare, per il 3, secondo i libri dei sogni dell’Ottocento

I libri della smorfia stampati nell’Ottocento (a Napoli nel 1866, a Milano nel 1825 e nel 1881) elencavano migliaia di sogni con il numero da giocare. Per il 3 dicono:

tutti d’accordo: l’aratro, il cielo, il gatto, il marmo, il mietitore, «nutrire animali».

solo il libro napoletano: l’aglio, l’albergante, l’albergatore, la bacchetta, le bacchette, ballare, il cimitero, la figurina, il fortino, la gamba, i militari, le ossesse, il proclama, lo spettacolo.

Tutte le parole, con il libro che le stampa: i sogni che danno il 3.

Le tavole: Giustino Rumeo, Napoli 1866 · Gerolamo Capacelli, Milano 1881 · La casa della fortuna, Milano 1825, in copia digitale di pubblico dominio; nel dizionario dei sogni ogni parola porta la sua tavola.

I parenti del 3

Nella tradizione ogni numero ha dei parenti. Il vertibile ha le stesse cifre scambiate di posto; il diametrale è l’opposto sul cerchio dei novanta, a quarantacinque passi. Per i numeri di una cifra e per quelli a due cifre uguali c’è anche il gemello: la cifra raddoppiata (per il cinque il cinquantacinque) o dimezzata.

Il 3 dal lato dei numeri

Aggiornato all’estrazione n. 157 del 01/10/2026

La tradizione dice ‘a gatta, l’archivio dice…

Nell’ultima estrazione (n. 157, giovedì 1º ottobre) il 3 non è uscito.

È storia, non previsione: le assenze non aumentano la probabilità di uscita, che per un numero su una ruota resta 5 su 90.

Nella smorfia, accanto al 3:

Vedi anche: tutte le 90 voci · dal sogno ai numeri · i sogni che danno il 3

La smorfia è cultura popolare, e queste pagine la raccontano come tale: i significati non hanno alcun valore predittivo, e nessun numero è più probabile di un altro per via di un sogno. Gioca con moderazione. Vietato ai minori di 18 anni. Numero verde 800 558 822.

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